Novecento: sinfonico, cameristico e operistico (da camera)

Quanti Novecento?
Due concerti romani ravvicinati hanno offerto un’occasione per riflettere sulla musica del Novecento. Lungo o breve, quello che si siamo lasciati alle spalle è stato un secolo plurale in tutte le arti, inclusa la musica. Per dirla in modo semplice e forse semplicistico, nel Novecento si è composto (e ascoltato) tutto e il contrario di tutto. Come nella pittura, arte figurativa, è nata la pittura astratta, nella musica, arte dell’armonia, è stata ideata la atonalità (più esatto sarebbe parlare di musica seriale). Ma queste svolte non hanno imposto un canone unico. Schönberg (ne abbiamo parlato tempo fa) ha fatto in tempo a essere dichiarato morto (o forse ucciso dall’avanguardia) ma non è stato sepolto, e forse molti che sono venuti dopo di lui non stanno tanto bene…
Questo Novecento plurale è emerso nella stagione di Santa Cecilia e in quella della Filarmonica Romana.

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La musica da camera

Alessandro Carbonare e Monaldo Braconi (Accademia di Santa Cecilia)

Clarinetto e pianoforte

Dici musica da camera e sembra di aver detto tutto. Due concerti ravvicinati fanno capire come ogni definizione sia riduttiva. Sempre con pianoforte, uno prevedeva il clarinetto, l’altro il violoncello come strumento coprotagonista. Andiamo in ordine cronologico.
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Tra Sonnambula e Masnadieri

Jessica Pratt, Juan Francisco Gatell, Reut Ventorero e Riccardo Zanellato (La Sonnambula, Teatro dell’Opera di Roma)

Una fiaba tra sonno e veglia

Quando da adulti ritroviamo la nostra stanza di bambini, tutto ci sembra più piccolo di come lo ricordavamo. In effetti, non sono gli spazi a essersi ristretti, siamo noi a essere cresciuti. La sonnambula di Bellini in scena al Teatro dell’Opera di Roma per la regia di Giorgio Barberio Corsetti fa un’operazione inversa: colloca i protagonisti in una stanza con mobili enormi, a creare l’effetto di rimpicciolire gli adulti protagonisti della storia. Con le scene di Cristian Taraborrelli, tutto prende dimensione di una favola in questa “casa di bambola”. E in effetti l’opera del 1831 di Vincenzo Bellini su libretto di Felice Romani ha qualcosa di fiabesco che ben si presta alla lettura proposta. I costumi di Angela Buscemi fanno pensare più ad Alice nel paese delle meraviglie che a un paesino svizzero, dove la storia si svolge. L’azione viene accompagnata dalle videoproiezioni di Gianluigi Toccafondo che scorrono sul fondale a mo’ di fumetto, a sottolineare gli stati d’animo dei personaggi. Continua a leggere

Cento di questi Lenny

Direttore d’orchestra, compositore, pianista, divulgatore, ma soprattutto uomo di musica a 360°, al 100 percento, a 24 carati… e peccato non mi vengano in mente altre metafore numeriche. È l’anno del centenario della nascita di Leonard Bernstein (che egli stesso pronunciava “alla tedesca”, non come il dottor Frankenstein di Mel Brooks…) e bene ha fatto l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia a celebrare Lenny con due concerti dedicati alla sua produzione sinfonica.

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Schönberg, Strauss e due guerre mondiali

 

La tragedia di una civiltà attraverso la musica

Se le due Guerre Mondiali sono state un tentativo di suicidio dell’Europa, il protagonista ne è stato il mondo tedesco. L’Austria e la Germania hanno partecipato assieme alla dissoluzione di un universo, che ha avuto nel crollo dell’impero asburgico e nel baratro del nazismo i suoi momenti topici. Essendo una delle colonne portanti della cultura tedesca, la musica non poteva restare estranea al collasso di una civiltà. Continua a leggere

Il debutto dell’ascoltatore

Manfred Honek e Lisa Batiashvili (Ufficio Stampa dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia)

Honeck e Gatti tra Kleiber e Abbado

La somiglianza tra Manfred Honeck e Carlos Kleiber è già stata notata dai critici e dagli appassionati. E non si tratta solo di un fatto fisico. Il direttore austriaco, che compirà 60 anni a settembre, ricorda il suo illustre collega anche per il gesto, soprattutto quello della mano sinistra verso l’interno, per le dinamiche gagliarde e per un fraseggio intenso e serrato. Personalmente lo avevo già apprezzato con l’Orchestra Nazionale di Santa Cecilia in uno bellissimo Requiem di Verdi, nel Deutsches Requiem di Brahms e in una spettacolare Settima di Beethoven, dove la rassomiglianza con Kleiber era emersa nitidamente. L’ho ammirato con lo stesso complesso venerdì 9 febbraio all’Auditorium Parco della Musica di Roma, dove ormai è ospite regolare. Honeck ha proposto la “Pastorale” di Beethoven, in una lettura attenta alle dinamiche di ogni singola frase, con un gusto del particolare ben assecondato dalle parti solistiche dell’Orchestra, ormai un punto di riferimento a livello internazionale. Esplosiva la “Haffner” di Mozart, risolta con stacchi di tempo brucianti e colori orchestrali incendiari. Il pubblico gli ha tributato un calorosissimo successo, dimostrando di considerarlo ormai un beniamino. Continua a leggere