Una Cenerentola che non fa la scarpetta

Gioacchino Rossini rappresentò la prima di La Cenerentola al Teatro Valle di Roma il 25 gennaio del 1817, un anno dopo il burrascoso debutto (e seguente successo) de Il Barbiere di Sivigliaall’Argentina. Il libretto di Jacopo Ferretti è tratto dalla favola di Perrault e dal libretto che Charles-Guillaume Étienne scrisse per la Cendrillon di Nicolas Isouard del 1810. Rispetto alla favola comunemente conosciuta, l’opera rossiniana non prevede scarpetta e fuga di mezzanotte, fata e zucca trasformata in carrozza. Al Teatro dell’Opera di Roma si è vista una ripresa della versione secondo Emma Dante, con la direzione musicale di Stefano Montanari.

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L’angelo di fuoco e l’angioletto della resurrezione

La musica propone accostamenti inattesi. In due giorni consecutivi mi ha parlato di angeli. Giovedì ho assistito a una replica di L’angelo di fuoco di Prokofiev al Teatro dell’Opera, venerdì ho ascoltato la “Resurrezione” di Mahler a Santa Cecilia. Nell’opera del compositore russo, le ali vengono portate da due danzatori di breakdance, uno bianco dorato e l’altro rosso; nella sinfonia dell’autore boemo-austriaco, un angioletto fa capolino nel Lied del quarto movimento. E in entrambi i casi si tratta di creature angeliche problematiche. Continua a leggere

Shostakovich e Beethoven a New York

Jaap van Zweden, New York Philharmonic (Gettyimages)

Finalmente la New York Philharmonic! In town per ragioni “familiari”, non mi sono privato del piacere di un concerto al Lincoln Center. Fine maggio non è un buon periodo per la musica nella Grande Mela: la stagione dell’opera al Met è finita e alla Carnegie Hall non è ancora cominciata la ministagione dell’orchestra dell’ente operistico. Per fortuna, non è ancora terminata la season della NY Phil, che propone gli ultimi concerti riuniti sotto il ciclo Music of Conscience, tutti affidati al Direttore musicale Jaap van Zweden. L’Ascoltatore ha assistito al primo.

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Come si dice musica in russo?

 

Con l’Orchestra dell’Accademia in tournée tra Lussemburgo, Austria, Germania e Londra, il palco della Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica è stato occupato dalla Filarmonica di San Pietroburgo, diretta da Yuri Temirkanov, un beniamino del pubblico romano. Il direttore russo è Direttore onorario dell’Orchestra di Santa Cecilia, e in Italia è di casa, essendo anche Direttore musicale del Regio di Parma. A Roma si è esibito alla testa del complesso di cui è Direttore a vita.

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Compositori tra noi

Non è consueto incontrare i compositori all’esecuzione delle loro musiche. L’Ascoltatore è riuscito a vederne quattro in altrettanti concerti. Impresa non comune. Per la stagione sinfonica dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Ivan Fedele ha proposto la prima assoluta di una nuova commissione dell’istituzione romana. Ennio Morricone è stato premiato con la Medaglia d’Oro del Pontificato di Papa Francesco in Sant’Agnese in Agone. Una composizione per pianoforte di Aldo Brizzi era in programma alla Fondazione Scelsi. Infine, Matteo D’Amico ha tenuto a battesimo un suo quartetto d’archi per l’Istituzione Universitaria dei Concerti. Andiamo a ritroso.

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Il grande Ludovico van

Sempre Beethoven. Il più classico dei classici. Una delle grandi vette della storia della musica. Fonte inesauribile di emozioni per chi lo esegue e per chi lo ascolta. L’Ascoltatore dilettante lo ha ascoltato come compositore di musica per pianoforte e di musica sinfonica. Questi i resoconti di due concerti che non si potevano né dovevano perdere.

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Le 120 giornate di Rigoletto

Francesco De Gregori cantava che «I cavalli a Salò sono morti di noia». Non si annoiano invece gli spettatori del Rigoletto che ha inaugurato la stagione del Teatro dell’Opera di Roma, che ai tempi della Repubblica Sociale Italiana è ambientato. Va di moda il nero nella lirica, come conferma l’Attila che ha aperto alla Scala. Come nei film gli anni ’70, nell’opera il nazismo e il fascismo si prestano a risolvere in modo efficace la messa in scena: danno quel tocco di lugubre e oppressivo che non guasta in una tragedia.

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Si fa presto a dire pianoforte

Divenuto strumento principe con i romantici, il pianoforte è stato protagonista di un’evoluzione che è ben lungi dall’esser terminata. Ne sono prova due concerti ravvicinati che lo hanno visto protagonista, in modi davvero diversi. Ho scoperto la Fondazione Isabella Scelsi, in una magnifica strada romana con affaccio sui Fori Imperiali, dimora di Giacinto, che alla sorella la intitolò; a trent’anni dalla morte del compositore, l’istituzione che ne promuove la musica ha presentato le sue prossime attività e organizzato un concerto. La sera successiva, la stagione dell’Istituzione Universitaria dei Concerti ha proposto Orazio Sciortino in un recital dal titolo accattivante “Rossini allo specchio”.

 

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Riletture

Mozart e Mahler “trascritti”. In due sere consecutive, ho assistito ad altrettante esecuzioni di composizioni rilette, peraltro in modo molto diverso. In ordine cronologico, si è trattato della Quarta Sinfonia del compositore boemo e del Don Giovanni di Wolfgang Amadeus. La prima nella versione per orchestra da camera presentata da alcune parti dei Wiener Philharmoniker, il secondo nella versione dell’Orchestra di Piazza Vittorio, la compagine che prende il nome da un quartiere multietnico di Roma e ormai collaudata nella rivisitazione delle opere liriche (vedi Carmen e Flauto magico).

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