Trionfo mahleriano per Noseda a New York

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Di passaggio a New York, l’Ascoltatore non poteva esimersi dall’informarsi sul cartellone musicale della Grande Mela. Purtroppo, fine maggio è un pessimo periodo: finita la stagione operistica, chiusa quella della New York Philharmonic, i grandi appuntamenti scarseggiano. Per fortuna, dal 1991, la Metropolitan Opera Orchestra cambia veste e si esibisce in una ministagione alla Carnegie Hall, la stupenda sala da concerto all’angolo tra la settima avenue e la 57.ma strada. Come non approfittarne?

Ghiotta l’occasione. Sul podio della MET Orchestra (come si chiama la veste sinfonica del
complesso operistico) il milanese Gianandrea Noseda. Solista, il violinista canadese James Ehnes. La prima parte del concerto è consistita nel concerto per violino e orchestra n.5 K 219 “Türkisch” di Mozart. La seconda interamente dedicata alla Quinta di Mahler.



Il violino “turco” di Mozart Ehnes suona lo Stradivari “Marsick” 1715. È un virtuoso sicuro dei propri mezzi, molto a suo agio nei passaggi lirici. Noseda lo ha accompagnato con garbo nei tre movimenti del concerto: Allegro aperto; Adagio; Rondò: tempo di minuetto. Nelle cadenze, il violinista canadese ha sfoggiato tutta la sua perizia tecnica che sfiora la perfezione. Il suo suono è morbido e rotondo e ha riempito il vasto spazio della Carnegie Hall, soprattutto nel finale, che però – dopo i fuochi d’artificio turcheschi – a sorpresa finisce con una frase in piano. Ehnes ha concesso due encores, come si dice da queste parti, entrambi bachiani: il finale Allegro assai della Sonata n.3 e il terzo movimento Andante della Sonata n.2, regalando un Bach quasi romantico. Noseda ha assistito ai bis seduto dietro ai contrabbassisti, mentre il pubblico si spellava le mani per il solista.

Tre contrabbassi e dieci primi violini per Mozart, nove contrabbassi e diciotto primi violini per Mahler: un altro universo sonoro, del resto sono passati quasi centotrent’anni tra il concerto del genio di Salisburgo e la sinfonia del compositore boemo. Il “repertorio” appiattisce un po’ le cose, però tra poco saranno passati centotrent’anni anche da questo lavoro di Mahler, e noi ci troviamo
contemporanei sia suoi sia di Mozart. Voglio dire che forse la musica contemporanea è più lontana da Mahler di quanto questi sia lontano da Mozart.
Ma veniamo all’esecuzione della Quinta sinfonia mahleriana. Noseda è molto apprezzato negli Stati Uniti, tanto da essere stato chiamato a settembre a dirigere la National Symphony Orchestra di Washington e da apparire regolarmente nei cartelloni delle massime istituzioni musicali. Cominciamo dalla fine: è stato un trionfo. Il pubblico della Carnegie Hall è scoppiato in un boato all’accordo finale della sinfonia mahleriana, decretando un successo caldissimo.
Quanto merito del direttore (e dell’orchestra) e quanto del compositore? La Quinta di Mahler è pagina molto apprezzata dal palato del pubblico d’oggi. Senza contare che Mahler ha avuto un rapporto particolare con la metropoli americana, dove è stato direttore della New York Philharmonic Orchestra dal 1909 al 1911. A riprova della “popolarità” di questa composizione sinfonica, se ne ricordi l’impiego da parte di Luchino Visconti in Morte a Venezia del 1971 dell’Adagietto, nella versione diretta da Franco Mannino con l’Orchestra Nazionale di Santa Cecilia. E un paio d’anni fa lo stesso quarto movimento è stato usato come colonna sonora dello spot per Gucci Guilty con Jared Leto, ambientato ovviamente in Laguna.

Tutto nasce dal fatto che Der Todt in Venedig fu scritto da Thomas Mann sull’onda dell’emozione della morte di Mahler, tanto che il protagonista si chiama Gustav come il compositore.
Nella sua interpretazione Noseda resta a metà del guado tra il Mahler sanguigno di Bernstein e quello raffinato di Abbado. Il direttore milanese parte contratto (si è trattato di un concerto “secco”, senza repliche), poi si scioglie con lo Scherzo e, dopo un Adagietto molto buono, decolla nel finale, fino al parossismo finale, in cui torna il corale degli ottoni del secondo movimento.
Il gesto di Noseda mi è sembrato più articolato di quando lo avevo visto a inizio marzo a Roma, dirigere l’Orchestra di Santa Cecilia nel Concerto gregoriano di Respighi (violino solista Sayaka Shoji) e nella Sinfonia n.1 di Skrjabin (Anna Maria Chiuri mezzosoprano). Nella quinta di Mahler il direttore milanese è sembrato più vario nelle indicazioni dinamiche e nelle suddivisioni con la bacchetta, usando maggiormente il braccio sinistro per l’espressione.
In luce alcune prime parti della MET Orchestra, salutate da bordate di bravo! ai ringraziamenti: la tromba, soprattutto per l’assolo all’inizio della Sinfonia, e l’oboe. Meno meritati gli applausi per i corni, caduti in qualche nota fallace qua e là. Ma nel complesso si tratta di un’orchestra di spessore, con una massa d’archi omogenea di buon impasto sonoro.

Giubbe rosse alla Carnegie Hall
Qualche nota sulla Carnegie Hall. Le maschere, in sgargiante giacca rossa, controllano
occhiutamente gli spettatori, intervenendo per zittire i più loquaci e per far sedere gli agitati. In una sala da concerto italiana avrebbero il loro bel daffare. Qui scarseggiano – ma non mancano – i colpi di tosse.
Si diceva all’inizio della ministagione della MET Orchestra alla Carnegie Hall. Gli altri due
appuntamenti erano con Mirga Gražinytė-Tyla il 18 maggio (programma: Debussy, Prélude à l’après-midi d’un faune; Mussorgskij, Canti e danze della morte; Čaikovskij, Sinfonia n.4, quella che mi aveva fatto innamorare di lei, ascoltandola e vedendola in tv ai Proms di Londra) e con Michael Tilson Thomas e il soprano Pretty Yende il 5 giugno (Ruggles, Evocations; Mozart, Exultate, jubilate; Mahler, Sinfonia n.4). In distribuzione, c’era già il volantino con i tre concerti dell’anno prossimo: Gergiev e Trifonov, con Schumann e Schubert, Yannick Nézet-Séguin e Isabel Leonard con Debussy, Dutilleux e Ravel, e sempre il direttore canadese con Elīna Garanča in Mahler e Bruckner.

Mercoledì 30 maggio 2018, ore 20
Carnegie Hall, New York
The MET Orchestra
Gianandrea Noseda direttore
James Ehnes violino
Mozart Concerto per violino e orchestra n.5 “Turco”
Mahler Sinfonia n.5

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