Si fa presto a dire pianoforte

Divenuto strumento principe con i romantici, il pianoforte è stato protagonista di un’evoluzione che è ben lungi dall’esser terminata. Ne sono prova due concerti ravvicinati che lo hanno visto protagonista, in modi davvero diversi. Ho scoperto la Fondazione Isabella Scelsi, in una magnifica strada romana con affaccio sui Fori Imperiali, dimora di Giacinto, che alla sorella la intitolò; a trent’anni dalla morte del compositore, l’istituzione che ne promuove la musica ha presentato le sue prossime attività e organizzato un concerto. La sera successiva, la stagione dell’Istituzione Universitaria dei Concerti ha proposto Orazio Sciortino in un recital dal titolo accattivante “Rossini allo specchio”.

 

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L’opera tra il verismo di Verga e il teatro nel teatro di Pirandello

(Cavalleria rusticana/Teatro dell’Opera di Roma)

Che esistano solo due generi di musica – quella bella e quella brutta – è frase attribuita a tanti, io l’ho sentita accreditata a Leopold Stokowski. Lo stesso si può dire delle regie d’opera postmoderne. Io non ho nulla contro le “riletture” del melodramma o il cosiddetto teatro di regia. Tutto sommato, l’opera lirica è un “recitar cantando” e del recitare bisogna tener conto. Senza dimenticare che ormai è improponibile la staticità dei personaggi durante le arie, soprattutto di quelli che in quel momento non cantano. Tutto questo per dire che la regia postmoderna di Cavalleria rusticana e Pagliacci all’Opera di Roma proposta da Pippo Delbono è brutta (il regista si è anche appropriato dell’ultima battuta: «La commedia è finita!»). E siccome se n’è parlato troppo, non dirò altro. Continua a leggere