Due inaugurazioni romane

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Tempo di inaugurazioni nella vita musicale della Capitale. La Petite Messe solennelle di Rossini ha aperto la stagione da camera dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, un concerto del Wiener Concer-Verein ha dato il via a quella dell’Istituzione Universitaria dei Concerti alla Sapienza. Due appuntamenti ravvicinati di carattere diverso e che testimoniano la varietà delle proposte musicali di Roma.

Da camera sì, ma solenne

Di grande richiamo il cast che ha proposto il tardo capolavoro sacro rossiniano all’Auditorium Parco della Musica lunedì 15 ottobre. Sotto la direzione di Michele Campanella al pianoforte, un formidabile quartetto di solisti ha interpretato la Messe del compositore pesarese, che è petite di organico ma solennelle come impianto (un’ora e mezza di musica, come mi ha ricordato il direttore del Coro del Teatro dell’Opera di Roma, Roberto Gabbiani, a cui ho avuto la fortuna di sedere accanto). Sara Mingardo è perfetta per morbidità di voce ed espressività. Mariella Devia canta con la sua voce celestiale. Sicuro ma forse fin troppo controllato il basso Michele Pertusi. Squillante al punto giusto il tenore russo Sergey Romanovsky.

Come sempre, ottimo il coro istruito da Ciro Visco, presentatosi con trentasei esecutori. Rossini aveva pensato la Messa più petite, con solo una dozzina di voci, solisti compresi chiamati a cantare col coro, ma gli spazi delle attuali sale da concerto suggeriscono un rimpolpamento dell’organico. L’opera del 71enne Rossini venne composta per uso “privato” della nobile famiglia francese Pillet-Will, al giorno d’oggi una sua esecuzione con l’organico previsto in partitura andrebbe pensata per un luogo più raccolto della Sala Santa Cecilia.

Dal pianoforte, Campanella ha diretto con grande partecipazione le voci, assistito dal pianoforte di ripieno di Monica Leone e dall’harmonium di Daniele Rossi. Il musicista napoletano si è alzato più volte per sottolineare le esigenze espressive delle parti corali. Ne è risultata un’esecuzione molto intensa che ha suscitato il giusto successo del pubblico. Per la stagione da camera della prestigiosa istituzione romana (per l’occasione opportunamente nella sala più grande e non nella consueta Sinopoli) impossibile concepire un avvio migliore.

Sapienza in musica

L’inaugurazione della Sapienza a cura dell’Istituzione Universitaria dei Concerti ci ha trasportati in tutt’altra temperie musicale. Sul palco dell’Aula magna il Wiener Concert-Verein, composto da membri dei Wiener Symphoniker. La Mitteleuropa l’ha fatta da padrona, sugli archetti dei musicisti viennesi: cinque primi violini e cinque secondi, tre viole, due violoncelli e un contrabbasso.

La prima parte è stata aperta dal Divertimento n.1 di Mozart, articolato in tre movimenti. Siamo nel campo della musica di intrattenimento, che andava per la maggiore tra la nobiltà della capitale absburgica (si conceda la grafia a chi ha lavorato a Trieste…) prima della Rivoluzione francese. Wolfgang Amadé aveva solo dodici anni quando compose questo lavoro, dimostrando già grande maturità e padronanza delle forme musicali. Di tutt’altro colore il secondo pezzo in programma, di oltre un secolo successivo a quello d’apertura, l’Andante dal Quintetto in fa maggiore di Bruckner. Un altro compositore austriaco ma tra lui e Mozart c’è stato Wagner. Di impronta mozartiana la Serenata di Čajkovskij, con un valzer sì come secondo tempo ma non di stampo viennese.

Nella seconda parte si lascia la capitale dell’impero per le sue “periferie” che tali comunque non erano. Il ceco Dvořák compose due serie di Danze slave, concepite inizialmente per pianoforte a quattro mani e poi orchestrate dallo stesso compositore. Il Wiener Concert-Verein ha proposto la terza della prima serie (op. 46) e la seconda della seconda (op. 72). A concludere il programma, quattro Danze ungheresi di Brahms, anche queste composte per pianoforte a quattro mani; la compagine viennese ha eseguito la n. 1 (di sicura orchestrazione brahmsiana), la n. 4, la n. 5 e la n. 6. Delle ventuno che compongono l’opera, sono state scelte quattro di quelle di cui si è risaliti alla fonte originaria. Con Brahms e Dvořák siamo lontani dalle ricerca etnomusicologiche dei vari Bartók e Kodály del Novecento, restando su un terreno di esotismo comunque accattivante.

Il Wiener Concert-Verein è complesso solido e versatile. Le esecuzioni sono state perfette, anche nella scelta dei tempi, mai furenti come a volte accade di ascoltare nelle danze brahmsiane. L’unica cosa da dire è che nelle dinamiche tende a prevalere il mezzoforte, con scarse concessioni ai piano e ai pianissimo. Nei bis, la compagine viennese si è abbandonata al richiamo della famiglia Strauss, eseguendo tre brani, culminati nella Trisch Trasch Polka. Il pubblico ha apprezzato, gradendo anche le brevi presentazioni del contrabbassista in un italiano volenteroso.

Roma, 15 ottobre  2018

Auditorium Parco della Musica, Sala Santa Cecilia
Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Soprano Mariella Devia
Contralto Sara Mingardo
Tenore Sergey Romanovsky
Basso Michele Pertusi 
Concertazione e primo pianoforte  Michele Campanella
Maestro del Coro Ciro Visco
Pianoforte di ripieno Monica Leone
Harmonium Daniele Rossi
Rossini Petite Messe Solennelle

Roma, martedì 16 ottobre 2018
Università “Sapienza”, Aula Magna
Wiener Concert-Verein
Mozart Divertimento n. 1 in re maggiore K 136
Bruckner Adagio dal Quintetto in fa maggiore
Čajkovskij Serenata in do maggiore op. 48
Dvořák Danza slava op. 46 n. 3
Danza slava op. 72 n. 2
Brahms Danza ungherese n.1
Danza ungherese n. 4
Danza ungherese n. 5
Danza ungherese n. 6

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