Wagner vola tra Olanda e Norvegia

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Il boato del pubblico che ha salutato l’accordo finale dell’orchestra dà la misura del trionfo per questo Fliegende Holländer a Santa Cecilia. Tutto ha funzionato per decretare il successo della produzione: orchestra in gran forma, direttore dal piglio giusto, compagnia di canto ben assortita e coro – superbamente istruito da Ciro Visco – tirato a lustro.

Opera romantica costruita secondo il canone del melodramma italiano dell’epoca – prima a Dresda nel 1843 – il cosiddetto Vascello fantasma è già Wagner maturo. Il tema è sempre quello dell’amore impossibile e della redenzione attraverso la morte. Il protagonista, l’Olandese del titolo, presentandosi nel primo atto ricerca l’annullamento eterno (ew’ge Vernichtung) in un’aria cupa, che però culmina in maggiore sull’invocazione nimm mich auf!: portami con te, rivolto proprio all’annullamento, quasi a dire che l’unica cosa positiva è la dissoluzione. Del resto, l’amore di Senta, che libera l’Olandese dalla maledizione del vagare per mare, si compie solo col sacrificio della vita, in quell’abbraccio tra amore e morte che troverà nel Tristan und Isolde (completato nel 1859, ma rappresentato solo sei anni più tardi) la sua consacrazione musicale e non solo.

A parte un’incertezza del corno nell’Ouverture, l’Orchestra di Santa Cecilia ha assecondato disciplinatamente le intenzioni di Mikko Franck, direttore principale ospite della gloriosa Accademia. Smaglianti gli ottoni, morbidi i legni, compatti gli archi, il complesso romano ha fornito una prova all’altezza della sua ben meritata fama internazionale. Efficace l’intervento degli strumenti fuori scena, soprattutto gli ottavini, e della macchina del vento.

Il direttore finlandese, in un’improponibile casacca damascata nera con cerniera, sta un po’ seduto sulla sedia posta sul podio, un po’ vaga per il palco, perdendosi tra gli orchestrali, vista la sua non imponente statura. Il suo gesto è ampio e chiaro, anche se non particolarmente espressivo. L’affiatamento con i cantanti è stato perfetto. Nel ruolo eponimo, il baritono scozzese Iain Paterson, voce brunita e stentorea, bella presenza scenica anche se in smocking e non pallido e vestito di nero, come sarebbe nella versione da teatro. La fanciulla norvegese Senta è il soprano americano Amber Wagner, partita forse in sordina, poi esplosa in tutta la sua potenza con acuti squillanti raggiunti con grande facilità: scontati gli ovvi riferimenti al nome, si tratta di una voce wagneriana di grande sicurezza ed efficacia.

Menzione speciale per il veterano della compagnia: il basso finlandese Matti Salminen, che dall’alto dei suoi quasi 73 anni e della sua mole imponente ha disegnato un Daland (il capitano della nave norvegese e padre di Senta) a tutto tondo. Bene anche i tenori Tuomas Katajala e Robert Dean Smith (rispettivamente un marinaio norvegese e l’autoconvinto pretendente di Senta) e il contralto Tiziana Pizzi (la nutrice della ragazza norvegese).

Un discorso a parte merita il coro, vero fiore all’occhiello dell’Accademia romana. Nel Fliegende Holländer, il coro è chiamato a ricercare colori diversissimi: lo scuro della tempesta, la leggerezza delle filatrici, il terrore dei marinai. Una prova davvero ragguardevole delle masse istruite da Ciro Visco, anch’egli destinatario di un’ovazione. Le voci maschili e femminili si sono prestate con grande duttilità al tour de force imposto da Wagner, contribuendo in modo decisivo al successo delle serate.


Lunedì 26, mercoledì 28 e venerdì 30 marzo 2018
Auditorium Parco della Musica, Roma
Der fliegende Holländer
Opera romantica in tre atti, in forma di concerto – libretto e musica di Richard Wagner

Orchestra e Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Mikko Franck direttore
Ciro Visco maestro del coro

Iain Paterson baritono (L’Olandese)
Matti Salminen basso (Daland, marinaio norvegese)
Amber Wagner soprano (Senta, figlia di Daland)

Robert Dean Smith tenore (Erik, un cacciatore)
Tuomas Katajala tenore (marinaio di Daland)
Tiziana Pizzi alto (Mary, nutrice di Senta)

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