Il debutto dell’ascoltatore

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Manfred Honek e Lisa Batiashvili (Ufficio Stampa dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia)

Honeck e Gatti tra Kleiber e Abbado

La somiglianza tra Manfred Honeck e Carlos Kleiber è già stata notata dai critici e dagli appassionati. E non si tratta solo di un fatto fisico. Il direttore austriaco, che compirà 60 anni a settembre, ricorda il suo illustre collega anche per il gesto, soprattutto quello della mano sinistra verso l’interno, per le dinamiche gagliarde e per un fraseggio intenso e serrato. Personalmente lo avevo già apprezzato con l’Orchestra Nazionale di Santa Cecilia in uno bellissimo Requiem di Verdi, nel Deutsches Requiem di Brahms e in una spettacolare Settima di Beethoven, dove la rassomiglianza con Kleiber era emersa nitidamente. L’ho ammirato con lo stesso complesso venerdì 9 febbraio all’Auditorium Parco della Musica di Roma, dove ormai è ospite regolare. Honeck ha proposto la “Pastorale” di Beethoven, in una lettura attenta alle dinamiche di ogni singola frase, con un gusto del particolare ben assecondato dalle parti solistiche dell’Orchestra, ormai un punto di riferimento a livello internazionale. Esplosiva la “Haffner” di Mozart, risolta con stacchi di tempo brucianti e colori orchestrali incendiari. Il pubblico gli ha tributato un calorosissimo successo, dimostrando di considerarlo ormai un beniamino.

Daniele Gatti (Ufficio Stampa dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia)

Prima di parlare del resto del programma, sia consentito un salto indietro al concerto sinfonico della settimana precedente della stagione ceciliana, che ha visto sul podio un’altra bacchetta di spessore: Daniele Gatti, ormai tornato ospite a Roma sia per la musica sinfonica sia per quella operistica (sue le ultime due inaugurazioni del Teatro Costanzi, con Tristan und Isolde di Wagner e La Damnation de Faust di Berlioz). Il direttore milanese ha presentato un programma interamente dedicato a Schumann, con la Seconda e la Quarta Sinfonia inframmezzate dal Nachtlied per coro e orchestra (si trattava in sostanza del “recupero” di un concerto della stagione precedente, saltato per un’indisposizione). Un legame tra Gatti e Honeck può essere stabilito nel nome di Claudio Abbado. Si narra che il primo abbia ricevuto in eredità una bacchetta dal grande direttore (le altre due al nipote Roberto e a Michele Mariotti), mentre il secondo di Abbado è stato assistente alla Gustav Mahler Jugendorchester. Gatti ha dato di Schumann una lettura molto intima, quasi cameristica, con un organico orchestrale contenuto; anche qui, grande attenzione analitica al contrappunto senza perdere la visione d’insieme. Come al solito, efficacissimo e applauditissimo il Coro, istruito da Ciro Visco.

Antonio Pappano e Anne-Sophie Mutter (Ufficio Stampa dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia)

Il violino di Anne-Sophie e quello di Lisa

Ho lasciato in sospeso il programma del concerto di Honeck. A completarlo, la presenza di Lisa Batiashvili, artista in residence dell’Accademia di Santa Cecilia. La violinista georgiana si è esibita nel Secondo concerto di Prokofiev, brano meno eseguito dal Primo. Avendo studiato ad Amburgo con Mark Lubotsky, allievo di David Oistrakh, la 38enne solista nata a Tbilisi diciamo che ha una certa familiarità con questo repertorio. È stata un’esecuzione molto calda, risuonata dal magnifico Guarneri del Gesù del 1739 maneggiato con grande sicurezza tecnica dalla splendida concertista, che ha trovato come primo violino dell’Orchestra di Santa Cecilia lo spagnolo Roberto Gonzalez-Monjas, anche lui armato di un Guarneri e come lei allievo di Ana Chumachenko.

Roberto Gonzalez-Monjas e Lisa Batiashvili (Ufficio Stampa dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia)

Nel segno del violino anche la serata del 19 gennaio, dove la star era Anne-Sophie Mutter, impegnata nel Concerto di Beethoven, mentre sul podio dirigeva il padrone di casa, sir Antonio Pappano. La diva tedesca ha incantato il pubblico con il suo Stradivari del 1710, abbracciato come di consueto a pelle, visto che per lei il contatto con lo strumento ha da essere fisico, carnale (bellissimo il vestito verde con spalle, appunto, scoperte). La Mutter adotta tempi molto lenti, come mi è capitato di sentire in tv nel Concerto di Čajkovskij eseguito a Salisburgo con Riccardo Muti sul podio dei Wiener. Il Concerto di Beethoven è risultato così più lungo del solito, senza che ne venisse compromessa la coerenza interpretativa. Delirio di pubblico, come si conviene a un personaggio di questa caratura. La seconda parte del programma prevedeva Ein Heldenleben di Richard Strauss, dove le doti di Monjas come solista sono emerse nel bellissimo assolo.

I concerti (in ordine cronologico)

Venerdì 19 gennaio

Roma, Auditorium Parco della Musica

Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia

Antonio Pappano, direttore

Anne-Sophie Mutter, violino

Beethoven, Concerto per violino e orchestra

Richard Strauss, Ein Heldenleben

Venerdì 2 febbraio

Roma, Auditorium Parco della Musica

Orchestra e Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia

Daniele Gatti, direttore

Ciro Visco, direttore del coro

Schumann, Sinfonia n.2

Nachtlied

Sinfonia n.4

Venerdì 9 febbraio

Roma, Auditorium Parco della Musica

Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia

Manfred Honek, direttore

Lisa Batiashvili, violino

Mozart, Sinfonia n.35 “Haffner”

Beethoven, Sinfonia n.6 “Pastorale”

Sergeij Prokofiev, Concerto per violino e orchestra n.2

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